Dopo qualche mese di chiusura per le vicissitudini di salute del primo chef (a proposito, auguri di cuore), a fine anno lo Scarlatto ha riaperto. A guidarlo stavolta una nuova, giovane gestione, che sembra proprio voler confermare quanto di buono la vecchia in poco tempo aveva fatto apprezzare.
Siamo pertanto solo ai primi passi e qualche incertezza talvolta ancora emerge, ma ci sentiamo di scommettere su quest'insegna consigliando una sosta in questo locale moderno e dai non molti tavoli.
Ad attendervi una carta misurata e leggibile per una cucina che si muove con sicurezza sul canone solido della tradizione (in particolare di quella piemontese) - riletta spesso con l'intelligente uso di tecniche moderne - non disdegnando variazioni personali.
Una cucina che, com'era già per il primo Scarlatto, appare molto attenta alla confezione di piatti non solo buoni, ma pure sani e salubri, viatico indispensabile ad una rapida digestione. Il tutto senza rinunciare al piacere dei sapori intensi ed al gusto pieno.
Recentemente abbiamo ad esempio apprezzato il gratin di baccalà e il tagliolino di pasta al «doppio tuorlo» (fatta rigorosamente in casa) col classico ragù, i casoncelli su crema di lenticchie ed il risotto con radicchio e toma filante, l'anatra al rosa e la guancia di vitello fondente, mentre non del tutto convincente ci è parsa solo la zuppetta di pesci in un brodetto troppo liquido.
Interessante anche la politica dei prezzi: a pranzo da martedì a sabato si mangia con 18, 20, 25 euro a seconda che si scelgano uno, due o tre piatti con contorno, vino, acqua e caffè, mentre a sera per un'abbuffata dall'antipasto al dolce servono 60 euro. Senza il vino scelto da una carta limitata ma non banale e dai ricarichi ragionevoli. Insomma un locale da mettere alla prova, con un voto per ora necessariamente prudente. Ma le basi per crescere ci sono.
Voto 13/20